Associazione a delinquere di stampo mafioso

Associazione a delinquere di stampo mafioso

Visto

·   il Trattato sull’Unione europea, nello specifico l’articolo K.3, paragrafo 2, lettera b)

·  l’Azione comune 98/733/GAI del 21 dicembre 1998 adottata dal Consiglio dell’Unione europea relativa alla partecipazione a un’organizzazione criminale negli Stati membri dell’Unione, abrogata dalla successiva Decisione quadro 2008/841/GAI del 24 ottobre 2008 adottata dal Consiglio, relativa alla lotta contro la criminalità organizzata

·   il punto 3.3.2 del Programma dell’Aia

·  la Decisione del Consiglio 2004/579/CE  del 29 aprile 2004, relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale

·  la Direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 ottobre 2005, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo

 

Considerando quanto segue:

a)  la gravità, la formazione, lo sviluppo e la ramificazione internazionale di fenomeni di criminalità organizzata rende necessario un potenziamento della cooperazione tra gli Stati membri dell’Unione europea, in riferimento alle seguenti fattispecie di reato: tratta di esseri umani, traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio e autoriciclaggio[1] di denaro di provenienza illecita, criminalità economica, traffico di opere d’arte, estorsione, usura, reati contro la vita, l’integrità fisica e la libertà personale o che rappresentino un pericolo per la collettività;

b)  tali attività minacciano alle fondamenta l’integrità, il regolare funzionamento, , la reputazione, la credibilità, e la stabilità stessa degli Stati in cui si sviluppano;

c)  la necessità che il diritto nazionale degli Stati membri preveda sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive per le persone fisiche e giuridiche in caso di violazione delle disposizioni adottate in attuazione della presente direttiva;

d)  la libertà di circolazione di persone, merci e capitali garantita dai Trattati aumenta il rischio di diffusione di fenomeni criminali su scala internazionale all’interno degli Stati membri;

e)  l’infiltrazione di capitali illeciti all’interno delle economie degli Stati membri non è un fenomeno dovuto soltanto a questioni legate alle ondate migratorie, con i quali molti personaggi legati al crimine organizzato si spostano dai luoghi d’origine, bensì anche ad una questione prettamente giuridica, in quanto non esiste una legislazione penale coordinata di contrasto efficace contro il crimine organizzato su scala transnazionale;

f)   la realizzazione di tale prospettiva, denominata forum shopping, può gravemente incidere in senso negativo sulla possibilità di perseguire i reati gravi in questione, indebolendo il concetto di certezza del diritto;

g) l’obiettivo di fronteggiare fenomeni criminali transnazionali necessita di una politica comune agli Stati membri in campo penale, armonizzando la legislazione volta a contrastare il riciclaggio e l’autoriciclaggio di capitali frutto di attività illecite e riconoscendo le medesime fattispecie di reato in tema di criminalità organizzata, con riguardo anche all’attività degli enti e delle persone esercitate su Internet;

h)  il mutuo riconoscimento delle sentenze penali deve basarsi sulla previsione dei medesimi reati in materia, tenendo conto del principio del ne bis in idem;

i)   gli strumenti istituzionali quali Europol ed Eurojust necessitano di poter usufruire di maggiori poteri in termini di iniziativa di indagine ed esecuzione del Mandato d’arresto europeo;

j)   il bisogno di assicurare una Spazio Europeo di Giustizia porta ad una maggiore comprensione dei fenomeni in questione, con l’obiettivo di rafforzare gli strumenti già esistenti e istituendo nuove norme in grado di punire le condotte criminose attuate da organizzazioni criminali su scala transnazionale

k)  l’Unione europea rispetta i diritti fondamentali tutelati dalla Convenzione Europea di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Nessuna disposizione della presente direttiva dovrebbe essere interpretata o applicata in modo incompatibile con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

 

Articolo 1 – Definizioni

Per «organizzazione criminale» si intende un’associazione strutturata di più di due persone, le quali si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, e che agisce in modo concertato allo scopo di commettere reati punibili con una pena privativa della libertà o con una misura di sicurezza privativa della libertà non inferiore a quattro anni[2] o con una pena più grave per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali; per ricavarne, direttamente o indirettamente, un vantaggio finanziario o un altro vantaggio materiale;

Per «associazione strutturata» si intende un’associazione che non si è costituita fortuitamente per la commissione estemporanea di un reato e che non deve necessariamente prevedere ruoli formalmente definiti per i suoi membri, continuità nella composizione o una struttura articolata.

Per ‹‹associazione armata›› si intende quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell'associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.

Per «persona giuridica» s’intende qualsiasi entità dotata di personalità giuridica in forza del diritto applicabile, ad eccezione degli Stati o delle istituzioni pubbliche nell’esercizio dei pubblici poteri e delle organizzazioni internazionali pubbliche.

Articolo 2 – Reati inerenti la partecipazione alle attività di una organizzazione criminale, aggravanti e relative pene

Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie per far sì che sia punibile ogni persona che:

a)      appartenga ad una organizzazione criminale;

b)      commetta reati secondo i criteri dell’articolo 1, primo comma, intenzionalmente ed essendo a conoscenza dello scopo e dell’attività generale dell’organizzazione criminale o dell’intenzione di quest’ultima di commettere i reati in questione;

c)      partecipi attivamente alle attività criminali dell’organizzazione, ivi compresi la fornitura di informazioni o mezzi materiali, il reclutamento di nuovi membri nonché qualsiasi forma di finanziamento delle sue attività, essendo inoltre consapevole che la sua partecipazione contribuirà alla realizzazione delle attività criminali di tale organizzazione;

Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con una misura di sicurezza privativa della libertà non inferiore a nove anni.

Se l'associazione è armata si applica la pena della reclusione da un minimo di nove anni nei casi previsti dal primo comma, e da un minimo di dodici anni nei casi previsti dal secondo comma[3].

Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché il fatto che i reati in questione, quali determinati dagli Stati membri, siano stati commessi nell’ambito di un’organizzazione criminale, possa essere considerato una circostanza aggravante.

Articolo 3 – Attenuanti

Ciascuno Stato membro adotta delle misure capaci di ridurre o esentare dalla pena il soggetto che collabori con l’autorità giudiziaria e le forze dell’ordine fornendo informazioni circa le attività delle organizzazioni criminali in grado di:

a)      individuare gli appartenenti all’organizzazione criminale e le eventuali responsabilità e ruoli di ciascuno;

b)      prevenire, attenuare o porre fine alle attività dell’organizzazione;

c)      recuperare le disponibilità economiche e finanziarie acquisite dall’organizzazione;

d)      recuperare ogni tipo di armamento in dotazione all’organizzazione;

e)      acquisire elementi di prova.

Articolo 4 – Reati commessi da persone giuridiche[4]

Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché le persone giuridiche possano essere dichiarate responsabili dei reati di cui agli articoli 1 e 2 commessi a loro beneficio da qualsiasi persona, che agisca a titolo individuale o in quanto membro di un organo della persona giuridica, la quale detenga una posizione preminente in seno alla persona giuridica stessa, basata:

a)sul potere di rappresentanza di detta persona giuridica;

b) sul potere di prendere decisioni per conto della persona giuridica; o

c) sull’esercizio di poteri di controllo in seno a tale persona giuridica.

Gli Stati membri adottano inoltre le misure necessarie affinché le persone giuridiche possano essere dichiarate responsabili qualora la mancata sorveglianza o il mancato controllo da parte di una persona di cui al comma 1 abbia reso possibile la commissione, da parte di una persona soggetta alla sua autorità, di uno dei reati di cui agli articoli 1 e 2 a beneficio della persona giuridica.

La responsabilità delle persone giuridiche ai sensi dei commi 1 e 2 lascia impregiudicata la possibilità di avviare procedimenti penali contro le persone fisiche che siano autori o complici di uno dei reati di cui agli articoli 1 e 2.

 Articolo 5 – Pene relative alle persone giuridiche

Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché la persona giuridica dichiarata responsabile ai sensi dell’articolo 5 sia passibile di pene effettive, proporzionate e dissuasive, comprendenti sanzioni pecuniarie di natura penale o non penale ed eventualmente altre pene, ad esempio:

a) l’esclusione dal godimento di un beneficio o aiuto pubblico;

b) il divieto temporaneo o permanente di esercitare attività commerciali;

c) l’assoggettamento a sorveglianza giudiziaria;

d) lo scioglimento giudiziario;

e) la chiusura temporanea o permanente delle sedi che sono state utilizzate per commettere il reato.

 Articolo 6 – Competenze relative alla giurisdizione e attività di coordinamento dell’azione penale

Ciascuno Stato membro si adopera per far sì che la propria competenza giurisdizionale si applichi i casi in cui i reati di cui agli articoli 1 e 2:

a) sono stati commessi interamente o parzialmente nel suo territorio, indipendentemente dal luogo in cui l’organizzazione criminale è stabilita o esercita le sue attività criminali;

b) sono stati commessi da un suo cittadino; oppure

c) sono stati commessi a beneficio di una persona giuridica stabilita nel territorio di tale Stato membro.

Uno Stato membro può decidere di non applicare o di applicare solo in situazioni o circostanze specifiche le regole di giurisdizione di cui alle lettere b) e c), laddove i reati di cui agli articoli 1 e 2 siano commesso al di fuori del suo territorio.

Se un reato di cui agli articoli 1 e 2 rientra nella giurisdizione di più Stati membri, ciascuno dei quali è legittimato ad esercitare l’azione penale in relazione ai medesimi fatti, gli Stati membri in questione collaborano per stabilire quale di essi perseguirà gli autori del reato al fine di accentrare, se possibile, l’azione penale in un unico Stato membro. A tale scopo gli Stati membri possono avvalersi dell’Eurojust o di qualsiasi altro organo o struttura istituiti in seno all’Unione europea per agevolare la cooperazione tra le rispettive autorità giudiziarie, nonché coordinare le loro azioni. Si tiene conto in particolare dei seguenti fattori:

a)      lo Stato membro nel cui territorio sono stati commessi i fatti;

b) lo Stato membro di cui l’autore del reato ha la nazionalità o nel quale è residente;

c) lo Stato membro di origine delle vittime;

d) lo Stato membro nel cui territorio è stato trovato l’autore del reato.

Uno Stato membro che, in base al suo ordinamento giuridico non estrada o non consegna ancora i suoi cittadini, adotta le misure necessarie a stabilire la propria competenza giurisdizionale e, laddove opportuno, ad avviare l’azione penale nei confronti dei reati di cui agli articoli 1 e 2, qualora sia commesso da uno dei suoi cittadini al di fuori del suo territorio.

 Articolo 7 – Avviamento dell’azione giudiziaria

Ciascuno Stato membro si adopera affinché le indagini e le azioni giudiziarie relative ai reati di cui agli articoli 1 e 2 non dipendano da una querela o denuncia della vittima del reato, almeno per quanto riguarda i fatti commessi nel territorio dello Stato membro stesso, in modo tale da rimediare all’eventuale assenza dell’obbligatorietà dell’azione penale negli ordinamenti degli Stati membri.


[1] Reato istituito o da istituire negli ordinamenti degli Stati membri.
[2] L’indicazione minima permette di individuare tutte le fattispecie di reato passibili di rientrare nelle azioni illecite operate dalle organizzazioni criminali.
[3] Essendo una direttiva, si possono fornire solo indicazioni riguardanti l’entità della pena, da intendere come a discrezione degli Stati membri, a differenza delle Decisioni.
[4] Si intende la parte integrativa non modificata della DECISIONE QUADRO 2008/841/GAI DEL CONSIGLIO, artt. 4-5.

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