Diritto di accesso ad Internet

Diritto di accesso ad Internet

Depostato in Senato il 10 luglio 2014 a firma del Senatore Campanella (Misto)

(Atto Senato n. 1561 – Legislatura XVII)

 

Depostato alla Camera in data 14 gennaio 2015 a firma del Senatore Coppola (PD), Bonaccorsi (PD), Quintarelli (PD), Bruno Bossio (PD), Boccadutri (PD), Tentori (PD), D'Alia (UDC),  Carrozza (PD), Palmieri (PDL), Basso (PD), Capua (SCpI), Bonomo (PD)

(Atto Camera n. 2816 - Legislatura XVII)

 

 

ONOREVOLI SENATORI. – Viviamo oggi in una società profondamente segnata non solo da un’ormai nota crisi economica, ma anche e soprattutto da istanze di cambia-mento molto forti e, a volte, destabilizzanti. Viviamo in una fase storica di passaggio, di transizione tra quelli che erano i tradizionali assetti istituzionali, con i relativi meccanismi tanto di esercizio quanto di tutela delle si-tuazioni giuridiche soggettive, e i nuovi mo-delli di democrazia, con il riconoscimento di nuovi o più ampi diritti. La società civile, i suoi interessi e i suoi bisogni stanno rapida-mente cambiando, mentre le istituzioni ar-rancano, dimostrando scarsa elasticità e quindi sempre minore aderenza e corrispon-denza alla società reale. Tutto ciò ha gene-rato un nuovo e più intenso bisogno di di-ritti, il cui riconoscimento ed esercizio è ri-chiesto a gran voce, trasversalmente, da più parti. Questo anelito verso una nuova di-mensione dei diritti umani può essere soddi-sfatto grazie al riconoscimento e alla valo-rizzazione della portata innovativa di inter-net; tanto più se oggi l’accesso alle reti è di-ventato una componente essenziale della cit-tadinanza. Riconoscere l’accesso ad internet come un diritto costituzionale potrebbe, infatti, soddisfare le esigenze delle moderne demo-crazie, permettendone sviluppi ulteriori e più efficienti modalità di partecipazione de-mocratica e di social innovation. In via preliminare, sono tre le esigenze e i bisogni di cui la società civile chiede rico-noscimento e tutela: a) l’accesso ai servizi (c.d. inclusion); si sta sempre più diffondendo una nuova concezione della società (c.d. pay-per-use society), che non è più basata sull’istituto della proprietà bensì sull’accesso ad un bene che sarà quindi comune e disponibile per tutti. Essere proprietari di un bene infatti non è più l’unico modo per godere di que-sto, l’importante è che ne venga assicurato l’accesso quando se ne ha bisogno. Questa semplice quanto innovativa esigenza, spo-stando il baricentro della società dal diritto di proprietà al diritto di accesso, realizza una vera e propria rivoluzione giuridica che le istituzioni non possono ignorare; b) nuove possibilità di formazione e crescita tanto dei singoli quanto dei gruppi sociali; la tecnologia offre oggi nuove, più accessibili e complete forme di progresso per i cittadini, i quali hanno così la possibi-lità di maturare una professionalità maggiore sia in ambito nazionale che internazionale e mondiale. L’accesso ad internet aiuta a rin-novare e migliorare il modo di concepire l’apprendimento, non tanto grazie all’utilizzo sic et sempliciter di nuovi strumenti tecnolo-gici, ma soprattutto perché permette uno stu-dio dinamico, multidirezionale, trasversale e alla portata di tutti. E ciò al fine di meglio istruire non solo i giovani ma anche gli an-ziani, superando la c.d. analfabetizzazione informatica, affinché l’accesso ad internet sia effettivamente un diritto di tutti. Le nuove modalità di comunicazione telematica ci offrono oggi, come si dice, la possibilità di «think global, act local»; c) nuove professionalità; anche in Italia stanno lentamente emergendo non solo nuove possibilità di esercizio dei lavori tra-dizionali ma anche nuove realtà lavorative, nuovi mercati, nuove e «innovative» imprese (cosiddette start up) che stanno sempre più costituendo un fertile terreno per una ripresa economica e che, quindi, non devono essere bensì favorite e messe in condi-zione di confrontarsi e relazionarsi con la forte concorrenza estera. La promozione di internet permetterebbe la trasformazione e la semplificazione tanto della macchina eco-nomica che burocratica. Queste tre fondamentali esigenze diven-tano così i principi ispiratori e gli obiettivi della presente proposta di costituzionalizza-zione del diritto di accesso ad internet, pro-posta che è a tutto vantaggio dell’Italia e de-gli italiani. Realizzare riforme in materia di internet, diritto dei nuovi media o sul digi-tale in generale non è cosa facile. Per prima cosa, il tema del digitale è tra-sversale a tutti i campi del diritto e della vita sociale, e ciò impedisce di parlare di questi argomenti senza tener conto dei ri-flessi e delle influenze che ogni loro intro-duzione può avere su tutti gli altri settori dell’ordinamento. In secondo luogo l’evolu-zione tecnologica è così repentina che molto spesso una legge regolatrice di alcune tecno-logie rischierebbe di: diventare presto obso-leta, cristallizzare procedure e attività non più corrispondenti alla realtà pratica, impe-dire e arrestare la naturale evoluzione e il progresso di questi strumenti. In materia di digitale l’esigenza della semplificazione normativa è vitale: bisogna infatti scongiurare il proliferare di numerose, imprecise e contrastanti leggi settoriali. Me-glio sarebbe iniziare da una riforma di prin-cipio che funga da base normativa e garan-zia di ogni futura riforma settoriale. Da que-sto punto di vista, il riconoscimento del di-ritto di accesso ad internet in Costituzione rappresenterebbe quindi un buon punto di partenza: per tutelare e ampliare l’esercizio dei diritti sul Web, per ridare impulso all’e-conomia e operare come fondamento e cor-nice normativa, con ben definiti principi guida, di ogni riforma o agenda digitale di cui in seguito si dovesse discutere. Scopo di questo disegno di legge è quindi la creazione di un diritto sociale all’accesso ad internet, più precisamente, una pretesa soggettiva a prestazioni pubbliche, un servi-zio universale (così come tratteggiato del-l’articolo 1, lettera ll), del codice delle co-municazioni elettroniche di cui al decreto le-gislativo 1° agosto 2003, n. 259) che le isti-tuzioni devono garantire tramite investi-menti, politiche sociali ed educative, al pari di quanto già avviene con l’accesso al-l’istruzione, la sanità o la previdenza, realiz-zando così un servizio sociale che lo Stato deve garantire ai cittadini, in attuazione del-l’articolo 117, comma secondo, lettera m), della Costituzione. Non a caso la colloca-zione proposta per questo diritto è l’articolo 34-bis (dopo il 34, relativo al diritto all’i-struzione) per sottolinearne la funzione so-ciale, di crescita e conoscenza, strettamente connessa al diritto all’istruzione. In quanto diritto sociale, il diritto di ac-cesso ad internet può quindi essere definito come la pretesa dei cittadini nei confronti dello Stato perché provveda a coprire, diffu-samente e omogeneamente, il territorio na-zionale con la banda larga in modo da per-mettere al pretendente, ovunque risieda e a un prezzo contingentato e omogeneo sul ter-ritorio nazionale, di navigare in rete alla ve-locità idonea per esercitare on line i propri diritti, adempiere i propri doveri e usufruire degli innumerevoli servizi fruibili tramite la Rete. Riconoscere internet in Costituzione vuol dire riconoscere e tutelare una realtà in espansione e garantire, all’interno del Web, l’esercizio dei diritti; vuol dire mettere al si-curo le libertà fondamentali dell’uomo e del cittadino non solo da eventuali ingerenze dello Stato ma anche, e soprattutto, dalle in-gerenze e dallo strapotere dei cosiddetti Over the Top, ossia gli stessi utenti di inter-net particolarmente grandi e aggressivi (si pensi a multinazionali come Google, Face-book, Microsoft, Apple e altre) che, trovan-dosi in una posizione di quasi monopolio, sono portati a perseguire i propri interessi a discapito degli utenti più deboli di inter-net, limitando i diritti e le libertà di questi e al contempo lucrando sui dati personali raccolti. La costituzionalizzazione di internet per-mette non solo di tutelare i diritti e le libertà dei cittadini, creando un ulteriore livello di civiltà (che l’Italia eventualmente raggiunge-rebbe per prima nel mondo, con un enorme ritorno per la sua immagine internazionale già fortemente provata), ma fungerebbe an-che da volano per l’economia tutelando tutti quegli imprenditori che utilizzano internet per i propri affari e attirando investitori esteri. Costituzionalizzare il diritto di accesso ad internet darebbe tutela a una serie indetermi-nata di situazioni come: l’accesso all’infinita conoscenza messa a disposizione da internet, alla idee e alla loro comparazione favorendo lo spirito critico e l’apprendimento; tempi certi per il collegamento alla Rete; nuove modalità di esercizio dei diritti e dell’inizia-tiva economica privata; l’adempimento dei doveri e il pagamento delle imposte; l’uti-lizzo di servizi; il rapportarsi con la PA; ma anche il raggiungimento di una vera de-mocrazia elettronica, ossia di una democra-zia in cui non ci si limita solamente a rivol-gere domande ai cittadini sulle questioni po-litiche di volta in volta rilevanti, ma gli si danno gli strumenti per informarsi, seguire e controllare l’operato dei loro rappresen-tanti ed essere quindi in grado di porre loro stessi istanze e domande alla politica. Una costituzionalizzazione di internet serve a scongiurare le conseguenze negative del-l’utilizzo del Web e a favorirne gli effetti positivi nonché a evitare regolamentazioni repressive di questa realtà da parte del legi-slatore ordinario e degli Over the Top. Una mancata costituzionalizzazione in-vece, potrebbe portare all’effetto opposto: ossia ad una scarsa crescita degli aspetti po-sitivi, con un conseguente arretramento del sistema paese, e non eviterebbe il rischio di esser vittima di un uso distorto della Rete da parte dei suoi utenti o ad una limi-tazione, più o meno intensa, da parte dello Stato. Non riconoscere internet in Costitu-zione vuol dire lasciare campo libero alla legge del più forte. Vuol dire l’anarchia e la vittoria dei soggetti economicamente più forti, vuol dire caos e «incertezza del di-ritto», vuol dire creare un internet pericoloso e una contrapposizione con lo Stato che sfo-cerebbe in comportamenti repressivi e op-pressivi degli innegabili elementi positivi di internet. Ecco quindi che il riconoscimento del di-ritto di accesso si pone come necessaria pre-condizione a tutte le riforme che hanno ad oggetto il digitale perché costruisce e garan-tisce le basi su cui si fondano programmi come la Pubblica amministrazione digitale, l’identità e l’anagrafe digitale, il processo te-lematico, il voto telematico, la fatturazione elettronica e così via. La costituzionalizzazione del diritto di ac-cesso ad internet renderà possibile il rag-giungimento di un ulteriore livello di civiltà giuridica e il conseguente miglioramento pratico delle condizioni di vita dei consociati per i seguenti motivi. Internet non è sic et sempliciter il più po-tente mezzo di comunicazione di massa mai creato dall’uomo, internet è un vero e pro-prio luogo, uno spazio (realmente esistente, non solo «virtuale») all’interno del quale si possono esercitare diritti e libertà, adempiere obblighi (anche verso lo Stato) ed usufruire di servizi, sia tradizionali che innovativi. Ma è anche un luogo dove possono verifi-carsi conflitti che, in assenza di apposito ri-conoscimento e regolamentazione giuridica, possono portare ad ipotesi di oppressione e negazione dei diritti. Ed è per questo che l’accesso ad internet deve essere garantito e tutelato, perché per-mette a tutti e in maniera più semplice, eco-nomica ed efficiente, l’esercizio di tutti i di-ritti oggi positivizzati nonché la nascita di ulteriori e nuovi diritti, diritti figli della nuova cultura digitale. La realtà on line permette un’espansione del campo di azione di tutti i diritti, soprattutto quelli costituzionali, in quanto ne per-mette un esercizio più ampio e completo. Così è soprattutto per l’esercizio della libertà di espressione la quale, grazie in particolar modo all’avvento dei social network, non solo dà piena attuazione all’articolo 21 della Costituzione, ma lo espande a tal punto da creare un nuovo diritto che ne costituisce l’evoluzione: il diritto di libertà informatica. E lo stesso potrebbe dirsi per tutte le altre situazioni giuridiche in quanto internet è un luogo nuovo, un territorio in più di cui dispone lo Stato (così come lo sono stati i mari o i cieli nel momento in cui si è reso possibile il loro utilizzo) e in cui si possono esercitare a fondo tutti i diritti e doveri: dal-l’articolo 15 agli articoli 17, 18 e 19, ma an-che altri diritti come gli articoli 24, 32, 33, 34, 35, 37, 39, 41, 48, 49, 50, 51, 53. Il diritto di accesso ad internet, quindi e soprattutto, è la precondizione all’esercizio sul Web di ogni diritto. Il riconoscimento del diritto di accesso ad internet è configurabile anche come applica-zione dell’articolo 3, secondo comma, della Costituzione, in quanto permette di rimuo-vere le persistenti forme di disuguaglianze tra i cittadini. Infatti, garantendo a tutti, a parità di condizioni e a prezzi contingentati l’accesso alla Rete, questo diritto metterebbe chiunque nelle condizioni di partecipare, tra-mite il Web, alla vita del proprio paese e, al contempo, permette al cittadino di svolgere la sua personalità sia come singolo sia nelle formazioni sociali, ampliando la possibilità di adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale (ar-ticolo 2 della Costituzione). Dunque, il rico-noscimento del diritto di accesso ad internet avrebbe le sue basi e la sua giustificazione principale negli articoli 2 e 3 della Costitu-zione della Repubblica italiana. Riconoscendo il diritto ad oggetto si su-pererebbero sia le forme classiche di disu-guaglianza, come quelle legate al censo, alla situazione economica, al sesso, e così via, mettendo a disposizione di tutti e a prezzi accessibili l’infinita conoscenza co-mune di internet, come anche i servizi of-ferti tramite questo, sia nuove ipotesi di di-suguaglianza create da internet stesso come l’analfabetizzazione informatica e il concetto di digital divide (divario digitale). Digital divide inteso sia nella sua accezione più semplice, come il discrimine (dovuto a fat-tori culturali, economici e generazionali) tra una parte della popolazione in grado di sfruttare, almeno parzialmente, le potenzia-lità della Rete, ed un’altra che rimane priva degli strumenti per accedervi ed esercitare on line diritti e libertà, usufruire di servizi, comunicare con la PA, informarsi, accultu-rarsi e così via; sia in un’accezione più am-pia o di seconda generazione, come quello derivante da una realizzazione «a scac-chiera» o «a macchia di leopardo» delle reti di nuova generazione (NGNs), della banda larga, dovuta al fatto che, visti i mag-gior costi di questa tecnologia, l’imprendi-tore, in assenza di alcuna costrizione legale, sarà portato a realizzarla solo in quelle zone in cui sarà certo di avere un ritorno econo-mico, senza preoccuparsi delle persone che vivono in zone del Paese territorialmente meno profittevoli e che quindi subirebbero una discriminazione nei fatti. In più ciò permetterebbe di superare il di-vario con gli altri paesi europei ed extraeu-ropei; attualmente l’Italia occupa gli ultimi posti, se non l’ultimo, per velocità della connessione internet in Europa e nel mondo. Il diritto di accesso ha quindi funzione compensatrice delle asimmetrie politiche, so-ciali e culturali, richiedendo alla Stato l’e-manazione di norme asimmetriche in bonam partem, a tutela delle categorie sociali deboli per nascita, età, condizioni personali o di collocazione geografica, o l’emanazione di norme che differenzino per equiordinare. È questo il motivo per cui il riconosci-mento del diritto di accesso si pone come presidio di uguaglianza nel mondo digitale in quanto, operando come forza equilibra-trice, al pari degli altri diritti sociali, sposta le risorse da chi le ha a chi non le ha, in piena attuazione dell’articolo 3, secondo comma, della Costituzione. Il riconoscimento costituzionale del diritto di accesso permetterebbe inoltre, non solo di garantire l’effettivo esercizio dei diritti sul Web, ma opererebbe anche come volano per la crescita nel nostro paese. Operando l’accesso anche come precondizione all’arti-colo 41 della Costituzione, permetterebbe agli imprenditori che sfruttano il Web di svolgere più agevolmente la loro attività e di vedersi garantito l’utilizzo della Rete per i rapporti con lo Stato o la PA. L’accesso ad internet offrirebbe agli imprenditori nuovi servizi, aprirebbe nuovi mercati e nuove possibilità, disincentivando la delocalizza-zione perché ad un aumento dei servizi si accompagnerebbe una riduzione dei costi. La realizzazione e l’implementazione delle strutture per eseguire l’accesso cree-rebbe non solo nuovi posti di lavoro ma an-che la nascita di nuove professionalità, l’am-modernamento di quelle tradizionali e il reimpiego in altri settori di chi non ha o ha perso il lavoro. In questo caso, il diritto di accesso non si pone come precondizione all’esercizio delle libertà sociali, ma come anticamera all’ini-ziativa economica privata, in quanto un dato imprenditore, per offrire un certo tipo di servizio, necessita della connessione ad internet e, a seconda del servizio, di una certa lunghezza di banda. Tenuto conto di quanto detto, solo tute-lando l’accesso ad internet come diritto so-ciale, nel modo più ampio e onnicompren-sivo dell’esercizio on line di ogni situazione giuridica soggettiva, si riconoscerà e tutelerà il diritto di ognuno di partecipare attiva-mente alla vita della società. E non solo della società virtuale, ma della società reale e della vita sia pubblica che privata. Non si dimentichi inoltre la portata so-vrannazionale e mondiale della Rete. In tutto il mondo si discute della possibilità di dare tutela giuridica all’accesso ad internet al fine di modernizzare e di ricollegare la si-tuazione istituzionale/giuridica a quella quo-tidiana e reale. Ma prima di volgere lo sguardo al resto del mondo, sarebbe bene rilevare come que-sto diritto è stato già riconosciuto a livello regionale dall’Umbria. Con la legge regio-nale n. 31 del 23 dicembre 2013 («Norme in materia di infrastrutture per le telecomu-nicazioni»), la regione Umbria ha infatti ri-conosciuto «il diritto di tutti i cittadini di ac-cedere a internet quale fondamentale stru-mento di sviluppo umano e di crescita eco-nomica e sociale e promuove lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione al fine di assicurare la partecipazione attiva alla vita della comunità» (articolo 1, comma 1). Si tratta di una legge che, stabilendo le regole per la realizzazione delle infrastrut-ture per le telecomunicazioni, è unica nel suo genere ed è la dimostrazione della sem-pre più evidente rilevanza giuridica di inter-net. Un pezzo dell’Italia ha quindi deciso di investire in questa direzione; è ora che an-che il resto del paese faccia lo stesso. Passando all’Europa, ma anche oltre i confini europei, non mancano esempi di questa sempre maggiore attenzione alla Rete, soprattutto in materia di diritto d’au-tore. E così, il Parlamento europeo in una rac-comandazione del 26 marzo 2009 sul raffor-zamento della sicurezza e della libertà fon-damentali su internet afferma che «[...] l’e-voluzione di internet dimostra che esso sta diventando uno strumento indispensabile per promuovere iniziative democratiche, un nuovo foro per il dibattito politico (ad esem-pio per campagne elettroniche e il voto elet-tronico), uno strumento fondamentale a li-vello mondiale per esercitare la libertà di espressione (ad esempio i blog) e per svilup-pare attività commerciali, nonché uno stru-mento per promuovere l’acquisizione di competenze informatiche e la diffusione della conoscenza (e-learning) [...]». Sempre per il Parlamento europeo, nella risoluzione del 10 aprile 2008, l’accesso ad internet: «crea dei ponti tra le generazioni nella società dell’informazione, e, conse-guentemente, evita l’adozione di misure con-trarie ai diritti dell’uomo, ai diritti civili [...]»; mentre la raccomandazione del marzo 2010 afferma che internet «dà pieno signifi-cato alla libertà di espressione» e «rappre-senta una straordinaria opportunità per raf-forzare la cittadinanza attiva». Rilevante è anche il rapporto del relatore speciale Frank La Rue, del maggio 2011, al Comitato per i diritti umani dell’Onu, e cioè il Rapporto sulla promozione e protezione della libertà di opinione e di espressione nella rete internet, dove si ribadisce il carat-tere fondamentale dell’accesso ad internet, definito al punto 85: «an indispensable tool for realizing a range of human rights, combating inequality, and accelerating deve-lopment and human progress, ensuring uni-versal access to the internet should be a priority for all States». Il rapporto sottolinea anche la rilevanza strategica dell’intervento statale nel riconoscimento dell’accesso alla rete: «Each State should thus develop a con-crete and effective policy, in consultation with individuals from all sections of society, including the private sector and relevant Government ministries, to make the internet widely available, accessible affordable to all segments of population». La portata innovativa dell’accesso ad in-ternet è chiara e il suo riconoscimento giuri-dico favorirebbe nuovi processi di partecipa-zione non solo alla politica nazionale ma an-che a quella europea, avvicinando ancor più le istituzioni ai cittadini. Il tema della tutela dell’accesso alla Rete è quindi un tema sensibile anche per l’U-nione europea e ciò si trasformerebbe in un’ottima occasione per l’Italia, in vista del semestre di presidenza del Consiglio Eu-ropeo, per riconquistare un ruolo preminente nella tutela dei diritti umani. Il tema è anche sempre più affrontato dalle varie corti costituzionali, sia in riferi-mento al diritto di accesso sia alla libertà di espressione on line. In questo ambito si sottolinea la recentissima sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea (causa C-131/12 Google Spain SL, Google Inc. / Agencia Española de Protección de Datos; 13/05/2014), in materia di gestione dei dati da parte dei motori di ricerca e di privacy e diritto all’oblio, che, al di fuori degli aspetti più problematici che questa ha sollevato, pone la necessità di una regola-mentazione delle attività degli Over the Top. Si tenga anche presente che nuovi diritti in materia di digitale stanno lentamente emergendo in tutti gli Stati democratici. Ciò comporta che, se un domani si dovesse realizzare la situazione per cui l’Italia sia l’unica, o una tra le poche nazioni, che non ha riconosciuto questi diritti, di contro ad altri che invece l’hanno fatto, si darebbe nuovo impulso a quello che è stato definito «turismo dei diritti», ossia la tendenza dei cittadini, ma anche di imprese e società, di spostarsi in quei paesi in cui una determi-nata situazione, più favorevole, sia ricono-sciuta e tutelata. Il fenomeno del turismo dei diritti, tramite un meccanismo di rela-zione e di rapporto con gli altri Stati, fa dello Stato che semplicemente rimane inerte uno Stato meno «civile» e quindi favorisce la concreta possibilità che i suoi cittadini sfuggano ai condizionamenti del proprio luogo, quando il confronto con altri luoghi fa percepire come un diritto quel che in casa propria viene negato. Logica conse-guenza sarebbe che: se fosse l’Italia a costi-tuzionalizzare il diritto di accesso ad internet per prima ciò attirerebbe imprenditori, e quindi capitali e investitori stranieri, e costi-tuirebbe anche un’enorme ritorno d’imma-gine per l’Italia che per prima raggiunge-rebbe un nuovo livello di civiltà e di tutela dei diritti democratici. L’enorme attenzione che a queste temati-che stanno dedicando gli Stati dell’America latina dimostra come ciò di cui si espone nella presente relazione non è fantascienza, anzi è il presente di iniziative concretamente realizzabili. E così il Brasile ha da poco ap-provato (22/04/2014) il c.d. Marco Civil da internet o, come è stata anche definita, la Carta dei diritti di internet, che «stabilisce principi, garanzie, diritti e doveri per l’uso di internet in Brasile» (art. 1) e che disci-plina tematiche come l’accesso ad internet, la libertà di espressione, la net neutrality, la tutela della privacy e politiche di inclu-sione sociale. In conclusione, sarebbe opportuno disci-plinare internet perché ogni libertà ha sem-pre bisogno di un quadro istituzionale che le consenta di proteggersi da attacchi di va-ria natura. Attacchi che potrebbero derivar-gli, più o meno consapevolmente, anche dal-l’ordinamento stesso. In genere è meglio re-golamentare un fenomeno (quanto meno in via di principio) che lasciarlo al vuoto legi-slativo, costringendo i giudici a un procedi-mento di integrazione delle lacune col ri-schio che questi possano sconfinare nel ruolo di creatore del diritto. Costituzionaliz-zare internet inoltre, significa dare ad un nuovo mezzo di comunicazione la sua speci-fica disciplina, evitando così di dover appli-care la disciplina di altri mezzi, magari in-compatibile col nuovo. Si darebbe così at-tuazione a quelle pronunce della Corte costi-tuzionale e alle tesi di quella parte di dot-trina che ritiene che internet necessiti di una disciplina ad hoc. Inoltre come i costituenti hanno sentito il bisogno di mettere al riparo da insidie la stampa, in quanto era il mezzo di comunica-zione di massa più potente e influente del-l’epoca, la stessa esigenza si potrebbe avver-tire oggi per la Rete e quindi bisognerebbe costituzionalizzarla per proteggerla da usi di-storti e dannosi della stessa. Il diritto di accesso ad internet costituisce una concreta e imperdibile occasione per l’I-talia di uscire dalla crisi e abbandonare gli ultimi posti che occupa nella varie classifi-che tra Stati, in quanto otterrebbe nuove e migliori condizioni di vita a fronte di una ri-duzione delle tensioni sociali. Il presente disegno di legge costituzio-nale, propone quindi l’inserimento nella Co-stituzione della Repubblica italiana dell’ac-cesso ad internet.

 

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE
Art. 1.
1. Dopo l’articolo 34 della Costituzione è inserito il seguente: «Art. 34-bis. – Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete internet, in modo neu-trale, in condizione di parità e con modalità tecnologicamente adeguate. La Repubblica promuove le condizioni che rendono effettivo l’accesso alla rete in-ternet come luogo ove si svolge la persona-lità umana, si esercitano i diritti e si adem-piono i doveri di solidarietà politica, econo-mica e sociale».

Share: