Sharing Economy

Sharing Economy

Depostato in Senato il 3 marzo 2016 a firma dei Senatori Del Barba (PD), Filippi (PD), Fedeli (PD), Angioni (PD), Borioli (PD), Cociancich (PD), Collina (PD), Cuomo (PD), Dalla Zuanna (PD), Esposito (PD), Idem (PD), Marcucci (PD), Orru' (PD), Pagliari (PD), Puglisi (PD), Rossi (PD), Scalia (PD), Spilabotte (PD), Tocci (PD), Vaccari (PD), Cucca (PD), Sangalli (PD), Astorre (PD), Lanzillotta (PD), Pezzopane (PD), Tomaselli (PD)

(Atto Senato n. 2268 – Legislatura XVII)

 

Colleghi Senatori! – La Sharing Economy è un fenomeno economico e sociale, osservabile su larga scala grazie all’azione trainante e connettiva della tecnologia, basato sulla condivisione delle risorse e sullo sfruttamento del valore inespresso di prodotti e servizi, che ha acquistato negli ultimi anni sempre maggiore importanza nelle abitudini di consumo degli utenti, con particolare riferimento a specifici settori di mercato come i trasporti, il turismo e il food.

Non si configura come un modello economico in grado di sostituire l’economia tradizionale fondata sulla produzione e lo scambio di beni e servizi, ma bensì di un fenomeno che, in un momento di difficoltà economica, guarda alle fasce sociali più deboli e meno tutelate. Si affianca infatti al modello classico per razionalizzare lo sfruttamento delle risorse esistenti e consentire l’accesso più conveniente a specifici servizi e/o prodotti eliminando così l’eventuale costo legato all’acquisto del bene. Elemento caratterizzante di questa attività economica è il fatto che le iniziative di condivisione non siano strettamente legate ad una logica di profitto e di consumo ma bensì ad uno schema di ottimizzazione e di risparmio, con una ovvia attenzione ai paradigmi di innovazione sociale quali, ad esempio: sostenibilità ambientale, scambio culturale, ricerca scientifica, ottenendo così altresì un risparmio di spesa ed eventualmente un reddito.

Al contrario, non rientra nel concetto di Sharing Economy l’attività svolta da un soggetto che, professionalmente e con scopo economico, organizza mezzi e risorse per produrre beni o servizi che vengono offerti attraverso piattaforme elettroniche. Tali modalità operative, infatti, consentono di qualificare il soggetto come imprenditore, ai sensi dell’art. 2082 Cod. civ., e dunque di assoggettarlo alla relativa disciplina, compresa quella in materia di concorrenza.

La presente proposta di legge, in particolare, ha l’obiettivo di introdurre delle norme di carattere generale in materia di Sharing economy, rinviando la regolamentazione della condivisione dei singoli beni e servizi alle specifiche discipline di settore. La finalità è quella di dotare la materia in esame di una disciplina moderna ed innovativa, che risolva le principali problematiche di natura giuridica e fiscale sorte a causa dell’assenza di norme, nella consapevolezza che soltanto la certezza del diritto potrà imprimere maggior slancio al settore della Sharing economy. I principali aspetti su cui la presente proposta di legge si concentra, pertanto, riguardano esclusivamente: le questioni definitorie, la tutela del consumatore, la libertà di concorrenza ed il trattamento fiscale.

L’art. 2, in particolare, introduce delle precise definizioni relativamente al concetto di Sharing economy e di attività di condivisione nonché dei soggetti da essa interessati, quali: il condividente, il fruitore, i portali di condivisione ed i relativi gestori. In particolare, la Sharing economy viene definita come un’attività economica nella quale un condividente ed uno o più fruitori, attraverso portali di condivisione, condividono tra loro l’utilizzazione di beni e/o l’erogazione di servizi, ottimizzandone lo sfruttamento.

Si sottolinea come dalla definizione espressa si configuri l’attività di sharing economy esclusivamente ove il rapporto fra il condividente e il fruitore sia mediato da portali di condivisione, ovvero siti web o applicazioni mobile per smartphone. Questo fondamentale elemento lega indissolubilmente questa attività economica al nuovo orizzonte di smart society e di smart living, concedendo alla sharing economy un ruolo che nella prospettiva di una società sempre più connessa e digitalizzata assume una centralità determinante.

Altro elemento centrale che emerge dall’art. 2 è il fatto che si prevede espressamente che la condivisione del bene o del servizio non debba essere svolta professionalmente o consistere in un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi. Tale disposizione impedisce un utilizzo elusivo o distorto della disciplina di favore prevista dalla Sharing economy da parte di soggetti che in realtà svolgono attività imprenditoriale e che, pertanto, al fine di tutelare la concorrenza, devono essere assoggettati alle relative norme di settore.

Gli art. 3 e 4, invece, introducono norme a favore del consumatore che, in assenza delle presenti disposizioni, non sarebbe in alcun modo tutelato, stante l’impossibilità di applicare il Codice del consumo ad un’attività di Sharing economy nella quale colui che fornisce il bene o il servizio non può essere giuridicamente qualificato come professionista. Inoltre come si evince con chiarezza le norme richiedono l’adozione di adempimenti minimi ai gestori dei portali e ai condividenti, tali da non costituire problematiche amministrative e burocratiche potenzialmente pericolose per il rapido diffondersi di questa attività economica, ma fondamentali per garantire la sicurezza dei fruitori e per preservare la fiducia di questi ultimi nel modello di condivisione proposto.

In particolare, si prevede che i gestori di portali di condivisione si dotino di un adeguato meccanismo di controllo dei servizi offerti nonché di un’assicurazione per la responsabilità civile per i danni causati agli utilizzatori della piattaforma durante l’utilizzo della stessa e l’attività di condivisione. Essi, inoltre, devono assicurare la riservatezza dei dati personali e delle informazioni relative ai condividenti ed agli utilizzatori acquisite in ragione della propria attività. Il condividente, invece, deve svolgere l’attività di condivisione nel rispetto di standard di sicurezza ed igiene minimi previsti da un apposito Regolamento del Ministero della Salute da adottarsi sentito il Ministero dell’Interno. Si prevede inoltre l’applicabilità dell’art. 2043 Cod. civ. relativo alla responsabilità extracontrattuale. In assenza di tale disposizione, infatti, il consumatore sarebbe privo di qualsiasi tutela giuridica per i danni eventualmente subiti, stante una costante giurisprudenza di legittimità che esclude la risarcibilità del danno nel caso delle prestazioni di cortesia che avvengono tra privati senza la previsione di un corrispettivo.

L’art. 5 introduce invece delle norme a tutela della concorrenza. Nel nostro ordinamento, infatti, vi sono attività sottoposte a specifici regimi autorizzatori. In tali settori si prevede che il Ministero dello Sviluppo Economico, sentita l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, adotti un Regolamento che specifichi i limiti massimi temporali e/o di reddito consentiti nell’anno solare per l’attività di condivisione. La soluzione proposta risponde ad una logica moderna che renda possibile la coesistenza tra due approcci economici, in ragione del fatto che entrambi soddisfano tipologie di domanda differenti con modalità diverse. Se non è accettabile che attività sottoposte a peculiari regimi autorizzatori vengano messe in crisi da operatori che agiscono senza alcuna regolamentazione è altrettanto condivisibile non soffocare tout court queste nuove iniziative economiche private. La soluzione proposta consente dunque di rispondere al quesito ridisegnando un nuovo perimetro della concorrenza in grado di tutelare le diverse realtà e gestirne la coesistenza. Per ragioni analoghe si prevede che le attività di condivisione, nel campo delle attività intellettuali, possano concernere esclusivamente quelle il cui esercizio non sia subordinato, per legge, all’iscrizione in appositi Albi o Elenchi.

L’art. 6, infine, introduce norme in materia fiscale, prevedendo che i proventi derivanti dalla condivisione concorrano alla formazione del reddito del condividente soltanto se superiori nell’anno solare alla somma stabilita dal Regolamento del Ministero dell’Economia e delle Finanze. In tal caso si prevede sull’eccedenza l’applicazione di un’imposta sostitutiva pari al 15%. Tuttavia, qualora il condividente ponga in essere plurime attività di condivisione, queste devono intendersi cumulate tra loro. In ultimo, ai fini di un controllo sulla presente disposizione nonché per un principio di trasparenza, si prevede che i pagamenti effettuati a favore del condividente debbano essere eseguiti con mezzi che ne garantiscano la tracciabilità.

 

Art. 1 FINALITÀ ED AMBITO DI APPLICAZIONE

1. La presente legge detta disposizioni per la regolamentazione del fenomeno della sharing economy.

 

Art. 2 DEFINIZIONI

1. Ai fini della presente legge si intende per:

a) “sharing economy”: attività economica nella quale un condividente ed uno o più fruitori, attraverso portali di condivisione, condividono tra loro l’utilizzazione di beni e/o l’erogazione di servizi, ottimizzandone lo sfruttamento. La presente attività intende perseguire obiettivi di innovazione sociale quali, ad esempio, sostenibilità ambientale, scambio culturale, ricerca scientifica, ottenendo così altresì un risparmio di spesa ed eventualmente un reddito.

b) “condividente”: il soggetto, persona fisica o giuridica, che condivide:

1) l’utilizzazione di uno o più beni di cui è esclusivo proprietario ovvero titolare di altro diritto reale o personale gravante sugli stessi, compatibile con l’uso condiviso dei medesimi;

2) l’erogazione di uno o più servizi prestati dal medesimo.

Qualora una persona giuridica ponga in condivisione beni o servizi, questi ultimi non devono afferire all’oggetto sociale della stessa.

c) “fruitore”: il soggetto, persona fisica o giuridica, che utilizza il bene e/o fruisce del servizio messo a disposizione dal condividente.

d) “condivisione”: qualsiasi utilizzazione o fruizione in forma condivisa, non necessariamente contestuale, di un bene e/o servizio, da parte di due o più soggetti;

e) “portali di condivisione”: spazio virtuale gestito da un soggetto, persona fisica o giuridica, finalizzato ad agevolare o promuovere la condivisione di beni e/o la fruizione di servizi.

f) “gestore di portale di condivisione”: soggetto, persona fisica o giuridica, che esercita professionalmente il servizio di gestione di portali di condivisione.

2. La condivisione del bene o del servizio non deve essere svolta professionalmente o consistere in un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi.

3. La regolamentazione della condivisione dei singoli beni e servizi di cui al presente testo di legge è rinviata alle specifiche discipline di settore.

 

Art. 3 PORTALI DI CONDIVISIONE

1. I gestori di portali di condivisione si dotano di un adeguato meccanismo di controllo dei servizi offerti nonché di un’assicurazione per la responsabilità civile per i danni causati agli utilizzatori della piattaforma durante l’utilizzo della stessa e l’attività di condivisione.

2. I gestori di portali di condivisione assicurano la riservatezza dei dati personali e delle informazioni relative ai condividenti ed agli utilizzatori acquisite in ragione della propria attività.

 

Art. 4 TUTELA DEL FRUITORE

1. La condivisione dev’essere svolta nel rispetto di standard di sicurezza ed igiene minimi previsti dal Regolamento del Ministero della Salute da adottarsi da 60 giorni dall’emanazione della presente legge, sentito il Ministero dell’Interno. 2. Salva l’applicazione di specifiche normative di settore, si applica l’art. 2043 cc.

 

Art. 5 TUTELA DELLA CONCORRENZA

1. In riferimento alle attività sottoposte a specifici regimi autorizzatori, il Ministero dello Sviluppo Economico, sentita l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, adotta, entro 60 giorni dall’emanazione della presente legge, un Regolamento che specifica i limiti massimi temporali e/o di reddito consentiti nell’anno solare per l’attività di condivisione.

2. L’attività di condivisione può concernere attività intellettuali il cui esercizio non è subordinato, per legge, all’iscrizione in appositi Albi o Elenchi.

 

Art. 6 TRATTAMENTO FISCALE

1. I proventi derivanti dalla condivisione concorrono alla formazione del reddito del condividente soltanto se superiori nell’anno solare alla somma stabilita dal Regolamento del Ministero dell’Economia e delle Finanze, da adottarsi, entro 60 giorni dall’emanazione della presente legge. In tal caso si applica sull’eccedenza un’imposta sostitutiva del 15%. Qualora il condividente ponga in essere plurime attività di condivisione, queste, ai fini del presente articolo, si intendono cumulate tra loro.

2. I pagamenti effettuati a favore del condividente debbono essere eseguiti con mezzi che ne garantiscano la tracciabilità.

 

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