Smart Cities

Smart Cities

Depostato presso la Camera il 1 febbraio 2016 a firma dei Deputati Fregolenti, Arlotti, Bargero, Bonomo, Braga, Capodicasa, Carella, Censore, Cominelli, Crivellari, Dallai, Marco Di Maio, Fedi, Cinzia Maria Fontana, Gasparini, Iori, Lodolini, Manzi, Marchetti, Martella, Patriarca, Petrini, Piazzoni, Scuvera, Senaldi, Taricco, Vico

(Atto Camera n. 3571 – Legislatura XVII)

 

Onorevoli Colleghi! – L’utilizzo delle potenzialità della rete e delle più innovative tecnologie per la gestione delle aree urbane rappresenta l’elemento cardine per l’attività di governo, attuale e futura, delle città e dei territori.

Il quadro normativo vigente, tuttavia, non consente l’individuazione di un efficace modello di coordinamento delle eterogenee iniziative intraprese a livello locale, causando una dispersione nelle iniziative di innovazione ed un’evidente difficoltà per gli enti territoriali nell’accesso alle risorse finanziarie necessarie a sostenere questi fondamentali progetti di sviluppo dell’intera comunità.

La presente proposta si pone pertanto l’obiettivo di ricondurre ad unità le più diverse iniziative intraprese in materia di Smart Cities attraverso la previsione di un’efficace sistema di governance, che si configuri anzitutto nella individuazione di una struttura di coordinamento, che abbia una funzione di direzione, supporto e monitoraggio dei processi di innovazione; un sistema innovativo di organizzazione e coordinamento delle Smart Cities (come specificato dall’articolo 1 dedicato alle finalità per provvedimento) che sia attuato nel rispetto dei principi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza nonché di equilibrio di bilancio.

Viene poi proposta (al capitolo 2) una nuova definizione di Smart Cities che indica “i luoghi e/o i contesti, riferiti agli enti territoriali di livello comunale, metropolitano ovvero di area vasta, nei quali siano stati avviati processi di innovazione ovvero siano stati adottati sistemi tecnologici finalizzati alla gestione innovativa delle risorse e all’erogazione efficiente di servizi integrati”.

Viene quindi sancito che le iniziative di sviluppo e di innovazione intraprese interessano necessariamente non solo l’area urbana ricompresa nell’ente comune ma anche le aree circostanti che possono essere incluse nella realtà metropolitana o comunque di area vasta, così come oggigiorno denominata dal legislatore, enti che sono titolari di importanti competenze in materia, specialmente a livello di programmazione e pianificazione territoriale.

Affinché il sistema possa funzionare correttamente, vi è la necessità di ripensare il modello di governance prescelto di modo da renderlo efficace. Viene quindi proposta l’istituzione (al capitolo 3) dell’Unità Nazionale per lo Sviluppo delle Smart Cities presso il Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il compito di definire strategie ed obiettivi attraverso un Piano nazionale triennale nonché coordinare il relativo processo di attuazione, con particolare riferimento agli standard tecnici ed il reperimento delle risorse economiche.

La definizione di strategie ed obiettivi da parte dell’Unità deve avvenire, in ogni caso, nel rispetto del riparto delle competenze tra Stato e Regioni. Ne consegue la necessità di individuare strumenti di raccordo che consentano di coinvolgere le Regioni, principalmente mediante il ricorso a procedure di consultazione e concertazione che possono trovare concretizzazione nel sistema delle Conferenze.

L’Unità, relativamente agli aspetti tecnici, sarà coadiuvata da un Comitato Tecnico per le Smart Cities, istituito presso L’Unità Nazionale per le Smart Cities, il quale si occuperà della regolamentazione tecnica dei progetti innovativi. Questo Comitato sarà costituito modificando la composizione e le funzioni già previste dall’Agenzia per l’Italia Digitale per il Comitato delle Comunità Intelligenti.

Viene sancita, inoltre, l’istituzione del Registro delle Smart Cities, cui possono accedere tutti gli enti territoriali che abbiano già adottato o che intendano implementare sistemi di innovazione. Questo Registro si aggiunge a quanto già realizzato attraverso la Piattaforma “Italian Smart Cities” sviluppata dall’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), sulla base del lavoro di analisi dell'Osservatorio Smart City, la quale mappa, raccoglie e cataloga gli interventi progettuali smart presenti sul territorio nazionale.

La necessità di integrare le diverse iniziative già presenti sul territorio nazionale e la volontà di favorire lo sviluppo di nuove progettualità, armonizzando l’utilizzo delle risorse disponibili, sono i due elementi fondamentali che hanno condotto ad un’ulteriore proposta, ossia l’introduzione del Piano Nazionale per lo Sviluppo delle Smart Cities (inserito all’articolo 3, comma 1, lettera c). Quest’ultimo è stato delineato come uno strumento di indirizzo per gli enti territoriali che individua le linee guida da seguire nello sviluppo dei progetti di innovazione e, soprattutto, definisce le cosiddette aree prioritarie o ambiti di intervento per l’implementazione delle tecnologie ritenute innovative. La proposta prevede che la redazione del Piano Nazionale per lo Sviluppo delle Smart Cities sia affidata all’Unità Nazionale, con cadenza triennale e decorrenza a partire dal 31 dicembre 2016. In dettaglio, si è ritenuto necessario che l’Unità Nazionale predisponesse il Piano attraverso un processo di collaborazione con gli altri attori istituzionali i cui ambiti di intervento sono correlati ai temi della qualità della vita e servizi al cittadino, sviluppo del tessuto imprenditoriale e sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

Successivamente, all’articolo 4 della presente proposta di legge, vengono istituiti i Distretti Urbani di Innovazione Sperimentale, finalizzati alla sperimentazione di tecnologie innovative su circoscritte porzioni di territorio delle Amministrazioni locali. A tale scopo si è ritenuto opportuno regolamentare il rapporto tra l’iniziativa privata di innovazione sperimentale e gli enti territoriali. Al fine di predisporre e realizzare, in un contesto sperimentale, singoli progetti innovativi, i soggetti privati interessati potranno unire le proprie risorse finanziarie e le proprie competenze nello sviluppo tecnologico ed industriale in enti societari quali: Consorzi, Società per Azioni e Società a Responsabilità Limitata.

La partecipazione dell’ente territoriale in qualità di socio nei Distretti Urbani di Innovazione Sperimentale è tendenzialmente di minoranza ed il ruolo ricoperto è di rappresentanza, consultazione e, in parte, di monitoraggio.

La valorizzazione del territorio è, come noto, scopo principale che deve essere perseguito dagli enti locali. Si tratta, tuttavia, di un obiettivo cui non rimane totalmente estranea l’attività delle Università, che, attraverso l’investimento nella ricerca e nello sviluppo, anzitutto culturale, delle giovani generazioni, sono tra i principali attori del processo di implementazione del territorio. E’ pertanto necessario realizzare una più fattiva cooperazione tra questi due diversi soggetti dell’ordinamento (presente all’articolo 5), che, titolari di autonome e differenziate competenze, possono avere obiettivi comuni, la cui realizzazione deve essere agevolata attraverso la promozione degli strumenti giuridici più opportuni.

Uno strumento al tempo stesso efficace ed economico può apparire la stipulazione (inserito all’articolo 6) di un accordo per disciplinare attività di interesse comune, accordo che costituisce una specificazione degli accordi tra pubbliche Amministrazioni già disciplinati dall'articolo 15, legge 7 agosto 1990, n. 241, oppure l’istituzione di apposite fondazioni cui partecipino sia le Università che gli enti locali, fondazioni che debbono declinarsi come fondazioni di partecipazione deputate allo svolgimento di attività strumentali alla didattica ed alla ricerca, fini primari cui, come noto, deve tendere l'attività delle Università.

Pertanto, l’obiettivo che ci si pone, con l'evidente intento di promuovere forme di partenariato pubblico-pubblico, tenendo in considerazione anche gli spunti che il legislatore europeo ha fornito con le direttive appalti del febbraio 2014 (si vedano, in particolare, i considerando 31, 32 e 33 nonché l'articolo 1, co. 6 e l'articolo 12, direttiva UE 26 febbraio 2014, n. 24), è quello di giungere ad una legge, composta da pochi ed essenziali articoli, che consenta di delineare la disciplina giuridica più opportuna per gli accordi e le fondazioni in questione, con quest’ultime che si dovrebbero porre, dati i soggetti coinvolti, tra gli attori principali del processo di rinnovamento dell’intero sistema Paese.

L’importanza di questa iniziativa è strettamente collegata allo sviluppo delle nostre realtà territoriali quali le Smart cities; è, difatti, evidente che un contesto territoriale che voglia definirsi “intelligente”, anzitutto dal punto di vista della sostenibilità economica ed ambientale, non può prescindere dall’instaurazione di uno stretto rapporto di collaborazione con il mondo della ricerca e, dunque, anche sotto questo aspetto si deve sottolineare l’importanza di una legge che consenta una promozione degli strumenti di cooperazione tra Università ed enti locali.

L‘articolo 7 specifica poi che dall’attuazione della legge non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, mentre l’articolo 8 indica le disposizioni finali.

 

Articolo 1 (Finalità)

1.       La presente legge reca disposizioni in materia di sviluppo, organizzazione e coordinamento delle Smart Cities, nonché in materia di implementazione e sperimentazione sui territori delle tecnologie, e cooperazione tra enti locali ed Università, nel rispetto dei principi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza nonché di equilibrio di bilancio.

Articolo 2 (Definizioni)

1.       Ai fini della presente legge, per Smart Cities si intendono i luoghi e/o i contesti, riferiti agli enti territoriali di livello comunale, metropolitano ovvero di area vasta, nei quali siano stati avviati processi di innovazione ovvero siano stati adottati sistemi tecnologici finalizzati alla gestione innovativa delle risorse e all’erogazione efficiente di servizi integrati.

2.       I processi di innovazione di cui al comma 1 devono prevedere espressamente l’utilizzo di tecnologie di gestione territoriale che sfruttino le potenzialità della rete e della connessione Internet per una gestione integrata e ottimizzata delle Smart Cities quali spazi fisici e sociali.

Articolo 3 (Unità Nazionale per lo Sviluppo delle Smart Cities)

1.       E’ istituita l’Unità Nazionale per lo Sviluppo delle Smart Cities, di seguito denominata Unità, presso il Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il compito di assicurare il coordinamento dei processi di innovazione e di sviluppo delle Smart Cities. A tal fine l’Unità, sentito il comitato tecnico di cui al comma 2:

a) definisce, previa intesa con la Conferenza Unificata Stato-Regioni-autonomie locali, strategie, obiettivi e ambiti prioritari di intervento atti a garantire lo sviluppo omogeneo sul territorio nazionale delle Smart Cities;

b) istituisce, con apposita deliberazione, e gestisce il Registro delle Smart Cities, altresì definendo i requisiti e le modalità per l’iscrizione al medesimo Registro;

c) predispone ogni tre anni, con decorrenza a partire dal 31 dicembre 2016, il Piano Nazionale per lo Sviluppo delle Smart Cities, individuando le linee guida e gli standard tecnici e finanziari da seguire nello sviluppo dei processi d’innovazione e nell’adozione dei sistemi tecnologici di cui all’articolo 2,;

d) verifica la conformità dei processi d’innovazione e dei sistemi tecnologici adottati alle linee guida e agli standard tecnici stabiliti dal Piano Nazionale di cui alla lettera c);

e) valuta l’impatto delle misure indicate nel Piano Nazionale di cui alla lettera c) e redige un rapporto annuale sul loro stato di attuazione e sull’effettivo conseguimento degli obiettivi indicati dal citato Piano;

f) provvede al monitoraggio dell’attuazione dei processi di innovazione e dell’adozione dei sistemi tecnologici, anche avvalendosi dei dati e della collaborazione dell’ISTAT e degli enti appartenenti al Sistema statistico nazionale (SISTAN);

g) fornisce assistenza tecnica e supporto al fine di individuare le opportunità di finanziamento dei processi di innovazione, mediante forme di partenariato pubblico-privato, fondi strutturali europei e fondi nazionali;

2.       E’ istituto presso l’Unità nazionale per lo sviluppo delle Smart Cities il Comitato tecnico per le Smart Cities, formato da nove componenti in possesso di particolari competenze e di comprovata esperienza nel settore delle Smart Cities, di cui uno designato dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, due designati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, uno designato dall’Associazione nazionale dei Comuni Italiani, cinque dal Direttore generale dell’Agenzia per l’Italia digitale. Il Comitato adotta il proprio regolamento di organizzazione ed elegge il Presidente. L’incarico è gratuito, ha durata triennale e non è rinnovabile, salvo che per i membri appartenenti all’Agenzia.

3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuate le modalità di composizione, organizzazione, e funzionamento dell’Unità nazionale per lo sviluppo delle Smart Cities nonché le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo.

Articolo 4 (Strumenti per l’implementazione e la sperimentazione sui territori delle tecnologie utili per lo sviluppo delle Smart Cities)

1.       Per le finalità di cui alla presente legge, gli enti territoriali possono:

a) stipulare patti e accordi di innovazione con imprese, enti pubblici e privati di formazione e ricerca, associazioni e organizzazioni della società civile, aventi ad oggetto la sperimentazione o l’installazione su porzioni di territorio urbano di tecnologie innovative, senza alcun corrispettivo a carico degli enti territoriali per la cessione di beni e servizi dalle imprese partecipanti, fatta salva la possibilità di concedere l’utilizzo a fine promozionale di spazi e beni pubblici;

b) partecipare, per una quota non superiore al 49 per cento del capitale sociale, a Distretti urbani di innovazione sperimentale (DUIS), costituiti in forma di Consorzi, Società a responsabilità a limitata o Società per azioni, ed aventi ad oggetto esclusivo la progettazione e/o la realizzazione di interventi di innovazione urbana all’interno di una predefinita porzione di territorio, nel rispetto degli strumenti urbanistici vigenti, al fine di implementare i servizi al cittadino e la fruizione dello spazio urbano;

Articolo 5 (Campus di innovazione sperimentale)

1.       Le università possono stipulare con le imprese e gli enti territoriali accordi per l'istituzione di campus di innovazione sperimentale, con lo scopo di semplificare ed accelerare la collaborazione reciproca al fine di sviluppare tecnologie innovative che offrano concrete soluzioni a specifiche questioni pubbliche.  La direzione del campus è concertata tra imprese ed università, tramite la costituzione di un apposito organo amministrativo.

2.       La direzione del campus di innovazione sperimentale stabilisce un programma di lavoro compartecipato tra imprese e università, che preveda l’attuazione della sperimentazione in maniera preponderante negli spazi fisici del campus stesso. A tal fine gli enti territoriali si impegnano, con le università, a trovare gli spazi fisici adeguati alla creazione del campus stesso, favorendo l'utilizzo di aree dismesse o di locali limitrofi alle università. E' fatto esplicito divieto all'ente locale di richiedere un affitto per l'utilizzo degli spazi ai fini didattici e di sviluppo delle tecnologie concertate tra università ed imprese.

3.          Ai fini dello svolgimento delle attività di ricerca nel campus, anche mediante la costituzione di un apposito fondo, l’università si impegna a conferire spazi, risorse finanziarie nella quota stabilita nel contratto, nonché risorse umane e scientifiche. Le imprese partecipanti si impegnano a fornire risorse finanziarie, attrezzature, materiali e competenze manageriali, nonché ad istituire assegni di ricerca industriali e di assegni di dottorato, nel numero minimo di uno per ciascuna impresa, con l'obiettivo di sviluppare competenze tecniche e applicate funzionali all’attività di ricerca sviluppata nel campus di innovazione sperimentale, per i quali le università si impegnano a gestire l’amministrazione e la pubblicazione dei bandi di concorso. L'ente territoriale si impegna a fornire supporto amministrativo e a favorire lo sviluppo di tecnologie che rispondano a problemi concreti della realtà urbana di riferimento. Le attrezzature conferite al campus di innovazione sperimentale dai soggetti partecipanti sono vincolate all’attività di ricerca del campus stesso fino al termine della sperimentazione sancita dal programma di lavoro di cui al comma 2.

Articolo 6 (Fondazioni di partecipazione)

1. Le Università possono costituire fondazioni di diritto privato, ai sensi dell’articolo 59, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, secondo le modalità ivi previste, al fine di acquisire beni e servizi indispensabili alle proprie esigenze alle migliori condizioni esistenti sul mercato, nonché per lo svolgimento delle attività strumentali e di supporto alla didattica ed alla ricerca.

2. Alle fondazioni di cui al presente articolo possono partecipare soggetti privati e pubbliche amministrazioni interessati a prender parte a progetti di ricerca volti alla valorizzazione del territorio e caratterizzati da un elevato tasso di innovazione scientifica e tecnologica.

3. Le fondazioni di cui al presente articolo hanno sede nel territorio del comune ove è la sede legale dell’Università.

4. Le fondazioni di cui al presente articolo perseguono i loro scopi con tutti gli strumenti consentiti dalla loro natura giuridica. In particolare, le fondazioni possono:

a) promuovere la raccolta di fondi pubblici e privati;

b) stipulare contratti, intese o accordi con soggetti pubblici e privati;

c) sostenere lo svolgimento di attività di formazione, ricerca ed innovazione tecnologica;

d) partecipare a consorzi, associazioni o fondazioni che condividono le medesime finalità, nonché ad enti di ricerca in Italia ed all’estero;

e) promuovere seminari, conferenze anche con altre istituzioni ed organizzazioni nazionali ed internazionali.

Articolo 7 (Disposizione finanziaria)

1. Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Articolo 8 (Disposizioni finali)

1. È abrogato l’articolo 20, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221.

2. I rapporti giuridici in essere dipendenti dall’attività comunque svolta dall’Agenzia per l’Italia Digitale mantengono efficacia sino al 31 dicembre 2016. Entro il termine di cui al presente comma, il Presidente del Consiglio dei Ministri disciplina, con proprio decreto, le modalità di coordinamento tra le iniziative già intraprese sulla base dell’abrogato articolo 20 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 e le disposizioni della presente legge.

Share:

Tags: