Start-up culturali e crowdfunding per la valorizzazione e tutela dei beni culturali

Start-up culturali e crowdfunding per la valorizzazione e tutela dei beni culturali

Depostato alla Camera dei Deputati il 11 marzo 2016 a firma dei Deputati ASCANI; AGOSTINI; AMATO; ANTEZZA; ARLOTTI; BASSO; BECATTINI; BERLINGHIERI; BONOMO; BOSSA; CAMANI; CANI; CAPONE; CARELLA; CARLONI; CARRESCIA; CARROZZA; CIMBRO; CIRACI'; COMINELLI; COPPOLA; CRIVELLARI; DE MENECH; DI MAIO; DI SALVO; D'OTTAVIO; FAMIGLIETTI; FONTANA; FREGOLENT; GASPARINI; GHIZZONI; GIULIANI; GIULIETTI; GRASSI; GRIBAUDO; LACQUANITI; LODOLINI; MALISANI; MALPEZZI; MANZI; MARCHI; MINNUCCI; MONGIELLO; MORANI; MORETTO; MOSCATT; NARDUOLO; PAGANI; PASTORELLI; PATRIARCA; PICCOLO; PORTA; QUINTARELLI; RIBAUDO; RIGONI; ROMANINI; ROMANO; RUBINATO; SANI; SENALDI; SGAMBATO; STUMPO; TARICCO; TENTORI; VENITTELLI; VICO; ZAN; ZARDINI

(Atto Camera n. 2950 – Legislatura XVII)

 

Onorevoli Colleghi! – Crescita economica, imprenditoria giovanile e promozione del patrimonio artistico e culturale italiano rappresentano importanti obiettivi per il futuro del nostro Paese.

Tuttavia, riscontriamo ogni giorno come gran parte del patrimonio artistico e culturale italiano non sia sufficientemente valorizzato, con gravi conseguenze sul piano della crescita economica e, indirettamente, sulle opportunità imprenditoriali e occupazionali dei giovani, spesso depositari di un grande patrimonio di energie, competenze e talento. Valorizzare tali asset riveste dunque un’importanza strategica per il nostro Paese. Si consideri, infatti, che nell’Unione Europea l’imprenditoria culturale genera il 3,3% del PIL, dando lavoro a 6,7 milioni di persone, cioè generando il 3% dell’occupazione complessiva. In Italia, invece, nel 2012 il sistema produttivo culturale ha generato il 5,4% del PIL e dato occupazione a quasi 1,5 milioni di persone, cioè il 5,7% degli occupati del Paese. [aggiornare dati con rapporto “Io sono cultura” di Unioncamere] La presente proposta di legge è dunque finalizzata alla promozione dell’imprenditoria giovanile nel settore culturale e all’applicazione di strumenti giuridici innovativi per la valorizzazione e tutela dei beni culturali.

L’articolo 1 della presente legge introduce la figura della Start-up culturale: una start-up innovativa avente come oggetto sociale esclusivo la promozione dell'offerta culturale nazionale attraverso lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, anche mediante l'uso di nuove tecnologie e lo sviluppo di software originali, afferenti le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione. Nella definizione si effettua un chiaro rimando all’art. 1 Legge 22 aprile 1941 n. 633 in materia di protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. La figura giuridica creata è dunque ricompresa nella definizione legale di start-up innovativa ma, in presenza della particolare vocazione della stessa, sono previsti speciali incentivi e agevolazioni, così come recentemente introdotto per le start-up a vocazione sociale ed a vocazione turistica.

L’articolo 2 prevede una serie di misure incentivanti per le start-up culturali costituite da persone fisiche di età inferiore a 35 anni. Tali agevolazioni consistono, in particolare, nell’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro, dei diritti erariali e delle tasse di concessione governativa. Si prevede inoltre, in presenza di determinati requisiti, un credito di imposta pari al 65% per l’acquisto di mezzi tecnologici e digitali. Si prevede inoltre che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali identifichi all’interno di ogni Soprintendenza uno o più locali utilizzabili gratuitamente, con le modalità e alle condizioni indicate con apposito Regolamento, da parte delle start-up culturali costituite o operanti nell'ambito del territorio di competenza.

Gli articoli 3 e 4 prevedono, infine, l’utilizzazione dello strumento del crowdfunding per la valorizzazione e tutela dei beni culturali. In particolare, l’articolo 3 introduce nel Testo unico delle Disposizioni in materia finanziaria la definizione di “portale per la raccolta di capitali per la valorizzazione e tutela dei beni culturali” consistente in una piattaforma online che abbia come finalità esclusiva la facilitazione della raccolta di capitale di rischio da parte delle start-up innovative culturali e di donazioni in favore di Enti pubblici che gestiscono beni culturali. La gestione di tali portali viene affidata ai soggetti già disciplinati dalla legge, senza alcuna aggiunta di oneri di qualsiasi natura.

Con l’introduzione di tale disposizione si ottengono due ordini di risultati. Il primo è la creazione di un canale di finanziamento privilegiato per le start-up culturali, data la finalità di interesse generale che esse perseguono. Il secondo è la predisposizione di un importante canale di raccolta di risorse da parte di privati da destinarsi alla valorizzazione e tutela dei beni culturali. Tale sistema si basa principalmente su piccole donazioni effettuate da visitatori, spettatori o utenti tramite i propri dispositivi di comunicazione mobile (ad esempio tablet e smartphone) mediante l’utilizzo della rete Internet. Tale soluzione, in un periodo storico di limitatezza delle risorse economiche pubbliche, può rappresentare un importante fonte di finanziamento per gli Enti chiamati alla gestione dei beni culturali e portare, conseguentemente, ad un potenziamento dell’offerta turistica e culturale nazionale.

L’articolo 4, infine, introduce l’obbligo per una serie di soggetti qualificati di realizzare un programma di raccolta di capitali per la valorizzazione e tutela dei beni culturali di appartenenza, come sopra descritto, al fine di rendere concretamente operanti le disposizioni sopra descritte. Si prevede, infine, la realizzazione di apposite campagne di comunicazione istituzionale, sia tramite strumenti digitali che attraverso appositi pannelli informativi situati in prossimità dei beni culturali, finalizzate a rendere nota a cittadini e turisti l’esistenza di tali programmi.

 

CAPO I

MISURE INCENTIVANTI PER LE IMPRESE CULTURALI

ART. 1 (Start-up culturali)

1. Sono start-up culturali le start-up innovative di cui all’articolo 25 del decreto- legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, che hanno come oggetto sociale esclusivo la promozione dell’offerta culturale nazionale attraverso lo sviluppo, la valorizzazione, la produzione o la distribuzione di prodotti o di servizi innovativi ad alto valore tecnologico, anche mediante l’uso di nuove tecnologie e lo sviluppo di software originali, afferenti a uno o più dei seguenti ambiti:

a) le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione;

b) il patrimonio culturale italiano di cui all’articolo 2 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

 

ART. 2 (Misure incentivanti)

1. Le start-up culturali, qualora siano costituite almeno in misura pari all’80 per cento da persone fisiche che non abbiano compiuto il trentacinquesimo anno di età all’atto della costituzione della medesima società, sono esenti da imposta di registro, diritti erariali e tasse di concessione governativa.

2. Le start-up culturali che, entro un anno dalla data di costituzione, si dotano delle tecnologie e degli strumenti digitali necessari a fornire i servizi indicati dall’articolo 1 godono di un credito d’imposta pari al 65 per cento dei costi sostenuti. Tale percentuale è aumentata al 75 per cento se la start-up ha sede in una delle regioni obiettivo convergenza dell’Unione europea.

3. Ai fini della determinazione del credito d’imposta sono considerate eleggibili le seguenti spese:

a) spese per l’acquisto di software e tecnologie innovative;

b) spese per la comunicazione web e la relativa consulenza;

c) spese per l’iscrizione a piattaforma di crowdfounding.

4. Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo identifica all’interno di ogni soprintendenza uno o più locali, dislocati in modo omogeneo all’interno del territorio nazionale, utilizzabili gratuitamente con le modalità e alle condizioni indicate con apposito regolamento, da parte delle start-up culturali costituite e operanti nell’ambito del territorio di competenza.

5. Alle start-up culturali consorziate con gli enti di cui all’articolo 4, comma 1, della presente legge per lo sviluppo o la manutenzione dei relativi siti internet, software e tecnologie innovative non è richiesto alcun corrispettivo per lo sfruttamento commerciale dei relativi opendata, con riferimento all’articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 18 maggio 2015, n. 102.

6. Le disposizioni dei commi 2 e 3 si applicano a decorrere dal 1o gennaio 2016 per la durata di due anni.

 

CAPO II

CROWDFOUNDING PER LA VALORIZZAZIONE E LA TUTELA DEI BENI CULTURALI

ART. 3 (Raccolta di capitali per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali)

1. Dopo il comma 5-octies dell’articolo 1 del testo unico delle disposizioni in materia finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, è inserito il seguente:

« 5-octies.1. Per “portale per la raccolta di capitali per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali” si intende una piattaforma on line che abbia come finalità esclusiva la facilitazione della raccolta di capitale di rischio da parte delle start-up innovative culturali e di donazioni da parte di enti pubblici che gestiscono beni culturali ».

2. Al titolo III della parte II del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, è aggiunto, in fine, il seguente capo:

« CAPO III-quinquies.

GESTIONE DI PORTALI PER LA RACCOLTA DI CAPITALI PER LA VALORIZZAZIONE E LA TUTELA DEI BENI CULTURALI

ART. 50-sexies. – (Gestione di portali per la raccolta di capitali per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali). – 1. Per la gestione dei portali per la raccolta dei capitali per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del capo IIIquater ».

 

ART. 4 (Programma e campagna di crowdfounding tra il pubblico per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali)

1. Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali si dotano entro il 1o gennaio 2016 di un programma di raccolta di capitali per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali. La presente disposizione si applica anche gli enti privati che hanno in gestione beni del patrimonio culturale italiano di cui all’articolo 2 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

2. Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo promuove, entro il 1o giugno 2016, una campagna di comunicazione mediante strumenti digitali al fine di rendere nota l’esistenza dei programmi di raccolta di capitali per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali elaborati ai sensi del comma 1. Esso predispone inoltre un’apposita sezione del proprio sito internet nella quale pubblica le informazioni relative all’ammontare e all’utilizzo delle risorse reperite dagli enti di cui al comma 1 e dalle start-up culturali attraverso lo strumento del crowdfounding, le quali devono essere trasmesse al Ministero medesimo con cadenza almeno semestrale mediante procedura telematica.

3. Le regioni e gli altri enti pubblici territoriali rendono nota l’esistenza dei programmi di raccolta di capitali per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali elaborati ai sensi del comma 1 attraverso i propri siti internet e apposite campagne di comunicazione. Tali campagne devono necessariamente prevedere l’installazione di pannelli informativi già presenti in prossimità dei beni culturali di appartenenza che consentano al visitatore, spettatore o utente di accedere in modo diretto, tramite dispositivi mobili, al relativo portale per la raccolta di capitali per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali.

 

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