Tutela e promozione del Made in Italy

Tutela e promozione del Made in Italy

 

Colleghi Senatori! – La tutela e la promozione del Made in Italy può rivestire un’importanza fondamentale per la crescita economica del nostro Paese. Il nome Italia è sinonimo di eccellenza in moltissimi settori delle attività produttive tra cui, in primis, la produzione agroalimentare. Riveste dunque fondamentale importanza tutelare e promuovere i nostri prodotti di qualità nei mercati nazionali, comunitari e internazionali al fine di garantire la più corretta informazione per i consumatori e la libertà di concorrenza.

La presente proposta si pone come scopo primario il rilancio e la tutela del brand “Made in Italy” con particolare riferimento al settore agro-alimentare. Nella volontà di perseguire tale obiettivo si prevede l’introduzione del marchio identificativo del processo produttivo QUALITA’, corredato di logo figurativo. Quest’ultimo mira ad identificare ed a rendere facilmente riconoscibili i prodotti agricoli ed alimentari di eccellenza dei Paesi membri dell’Unione Europea al fine di incrementarne le esportazioni all’interno e all’esterno del mercato comunitario e garantire una maggiore informazione e tutela dei consumatori.

Avendo come scopo primario l’indicazione della qualità del prodotto e ponendo invece in secondo piano l’indicazione d’origine del medesimo, la presente proposta di legge ha il merito di risultare pienamente conforme ai principi stabiliti dall’art. 36 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea in tema di libera concorrenza e libera circolazione delle merci, così come attualmente interpretati dalla giurisprudenza comunitaria.

Oltre alla perfetta aderenza e legittimità rispetto alla legislazione europea, i principali punti di forza della presente proposta consistono nella semplicità della relativa attuazione e nell’assenza di oneri economici e finanziari direttamente imputabili all’introduzione del marchio a carico dello Stato o delle Imprese beneficiarie.

L’utilizzo del marchio sarà riservato, attraverso l’adozione dei relativi disciplinari da parte di un apposito decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, a tutti i prodotti iscritti nel Registro delle denominazioni di origine protette, delle indicazioni geografiche protette e delle specialità tradizionali garantite ai sensi del Regolamento UE n. 1151/2012. In tal modo si intende raggiungere il duplice scopo di garantire l’assoluta eccellenza dei prodotti che utilizzeranno il marchio nonché di escludere oneri aggiuntivi a carico di Stato e Imprese, non dovendo prevedere ulteriori sistemi di controllo rispetto a quelli attualmente esistenti.

Affinché l’adozione del marchio “QUALITA’” possa costituire da volano per la crescita dell’economia italiana ed incidere efficacemente sul volume di merci esportate, è prevista un’attività di promozione del medesimo da parte del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, il Ministero della pubblica istruzione, il Ministero della salute e il Ministero degli esteri, in collaborazione con l’Agenzia per la promozione all’estero e internazionalizzazione delle imprese italiane. Quest’ultima, in particolare, redige annualmente una relazione scritta da trasmettere al Parlamento, in merito alle attività di promozione svolte nel corso del precedente anno e ai risultati ottenuti. Reti di imprese, organizzazioni di produttori, consorzi o società consortili potranno comunque esercitare autonomamente attività di sponsorizzazione e promozione del marchio, previa intesa con il Ministero dello sviluppo economico e con le Regioni, Comuni e Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura eventualmente interessati.

Ai fini della pubblicità e della trasparenza, è presente sul sito web del Ministero dello Sviluppo Economico l’elenco dei soggetti aventi diritto all’utilizzo del marchio di qualità, al fine di fornire a partner commerciali e consumatori uno strumento di controllo facilmente accessibile dell’effettiva titolarità all’utilizzo dei marchio da parte di ogni azienda. Gli introiti derivanti da multe e sanzioni comminate a seguito di utilizzo improprio del marchio QUALITA’ verranno interamente destinati al finanziamento di attività e campagne di promozione del medesimo.

L’art. 1 istituisce il marchio di qualità, indicandone le finalità e sottolineando come questo trasmetta il messaggio principale d’indicazione di qualità del prodotto e quello secondario d’indicazione d’origine del medesimo. Tale formulazione è specificamente volta al superamento del vaglio di conformità della presente normativa alla giurisprudenza europea.

L’art. 2 indica i requisiti necessari affinché un produttore possa apporre il marchio QUALITA’ su uno o più prodotti agroalimentari. Al fine del rispetto della normativa europea, l’utilizzo del marchio è consentito a professionisti, artigiani ed imprese aventi domicilio fiscale nel territorio dell’UE per i prodotti agro-alimentari che riportino la marcatura d’origine «Made in» relativa ad uno degli Stati membri dell’Unione Europea in ottemperanza al codice doganale dell’Unione che siano stati realizzati nel rispetto delle condizioni previste dal disciplinare di settore. Tali disciplinari sono adottati con riferimento ai prodotti iscritti nel Registro delle denominazioni di origine protette, delle indicazioni geografiche protette e delle specialità tradizionali garantite, al fine di garantire l’eccellenza del prodotto e promuoverne l’adesione da parte di nuovi produttori.

L’indicazione secondaria all’interno del marchio dell’origine del prodotto è consentita soltanto ove questo abbia subìto nel territorio del Paese membro dell’Unione Europea nel quale il professionista, l’artigiano o l’impresa ha il domicilio fiscale, coincidente con lo Stato membro dell’Unione Europea indicato nella marcatura d’origine “Made in”, almeno una operazione ulteriore e precedente l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ai sensi dell’articolo 60 del codice doganale dell’Unione di cui al Regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo, del Consiglio del 9 ottobre 2013. In questo modo si premia la lunghezza della filiera del prodotto attraverso la possibilità di identificare con i colori della bandiera della propria nazione il marchio del prodotto di qualità immesso sul mercato.

L’art. 3 disciplina l’uso del marchio, la cui proprietà spetta allo Stato italiano. Si prevede l’emanazione di un decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare d’intesa con il Ministro dell’economia, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. Caratteristiche fondamentali sono il carattere facoltativo e non obbligatorio del marchop, l’assenza di qualsiasi onere aggiuntivo per le imprese e la possibilità di utilizzo attraverso una semplice comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico, a cui segue, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, l’automatico inserimento nell’Albo pubblicato sul sito web del Ministero.

L’art. 4 prevede la registrazione del marchio in sede europea e internazionale da parte del Ministero dello Sviluppo Economico al fine di tutelarne l’utilizzo all’interno del mercato globale, promuovendo così l’internazionalizzazione delle imprese italiane ed europee.

L’art. 5 prevede, allo stesso fine, la predisposizione, all’interno del decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di adeguate norme tecniche di etichettatura, obbligatorie per coloro che intendono avvalersi del marchio, al fine di garantirne l’omogeneo e razionale utilizzo del logo figurativo all’interno dell’etichetta, al pari di quanto previsto per ogni altro marchio pubblico o privato. E’ comunque previsto all’interno del decreto un periodo transitorio per l’adeguamento delle etichette affinché tale adempimento non possa costituire in nessun caso un onere aggiuntivo alle imprese aderenti.

L’art. 6 prevede la realizzazione di campagne annuali di promozione del marchio, sia nel territorio nazionale che sui principali mercati internazionali, per il sostegno e la valorizzazione della produzione italiana di qualità e per la sensibilizzazione del pubblico ai fini della tutela del consumatore. Tali campagne sono predisposte dal Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Ministero della pubblica istruzione, Ministero della Salute e Ministero degli esteri, d’intesa con l’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, la quale entro il mese di febbraio di ogni anno al Parlamento una relazione scritta, riferita all'anno precedente, sulle attività svolte e sui risultati ottenuti. Tale previsione costituisce un ulteriore e concreto vantaggio per le imprese che intendono avvalersi del marchio, in quanto facilita e promuove la penetrazione nei mercati nazionali e internazionali, elemento oggi più che mai strategico per qualsiasi impresa che operi nel settore agro-alimentare d’eccellenza. E’ comunque prevista la facoltà, per i privati, di concertare autonomamente con il Ministero dello Sviluppo economico, specifiche azioni di promozione dei prodotti contrassegnati dal marchio, d’intesa con le Regioni, i Comuni e con le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura eventualmente interessati. L’istituzione presso il Ministero dello sviluppo economico dell’albo dei professionisti, degli artigiani e delle imprese che utilizzano per uno o più prodotti il marchio QUALITA’, accessibile nel sito internet del Ministero, consente un facile ed immediato controllo da parte dei partner commerciali della legittimità all’uso del marchio, riducendo al minimo il rischio di contraffazioni.

All’art. 7 è previsto un sistema di controlli e sanzioni, senza alcun aggravio né per le imprese né per lo Stato. Nessun controllo ulteriore rispetto a quello già previsto per i disciplinari indicati nel decreto del Ministero dello Sviluppo Economico verrà effettuato nei confronti delle Imprese che utilizzeranno il marchio e l’intero importo delle sanzioni derivanti da usi illegittimi e contraffazioni verrà utilizzato al fine della promozione del marchio medesimo.

La scelta strategica caratterizzante la presente proposta è l’istituzione di un marchio che non si basi esclusivamente sulla lunghezza della filiera ma su disciplinari di carattere storico-geografico riconosciuti al livello europeo, proponendo dunque un diverso approccio strategico alla definizione del concetto di qualità in armonia con la normativa comunitaria. Si propone la sperimentazione di un marchio di qualità all’interno di un insieme di prodotti agro-alimentari di eccellenza la cui qualità sia già stata riconosciuta lasciando tuttavia aperta la strada, attraverso l’elaborazione di nuovi disciplinari, ad una rimodulazione dell’incidenza della lunghezza della filiera e dell’origine delle materie prime sull’utilizzo del marchio.

In sintesi, la presente proposta di legge consente l’apposizione, sui prodotti agro-alimentari italiani di comprovata qualità, di un marchio contenente esplicito riferimento all’origine degli stessi, senza tuttavia presentare elementi di contrasto con la vigente normativa europea. Un marchio che possa quindi sostenere il Made in Italy nel senso più stretto del termine, stimolando una maggiore domanda interna ed incentivando, al contempo, quella estera, per restituire slancio e conferire maggiore riconoscibilità a quei prodotti di eccellenza italiani, per i quali il nostro Paese è famoso nel mondo.

 

Art. 1. - Istituzione del marchio identificativo del processo produttivo «QUALITA’»

1. E’ istituito il marchio «QUALITA’» corredato di logo figurativo.

2. L’introduzione del marchio «QUALITA’» persegue le seguenti finalità:

a)       Ottenere ed assicurare un elevato livello qualitativo per i prodotti agricoli e alimentari prodotti nei Paesi membri dell’Unione Europea;

b)      Favorire la crescita delle esportazioni di tali prodotti all’interno del mercato comunitario ed internazionale.

c)       Garantire la protezione dei consumatori attraverso la piena e corretta informazione in ordine al processo produttivo impiegato nella lavorazione degli stessi e, secondariamente, l’indicazione di origine dei medesimi.

3. Il marchio trasmette il messaggio principale d’indicazione di qualità del prodotto e quello secondario d’indicazione d’origine del medesimo.

 

Art. 2 – Campo di applicazione del marchio

1. L’uso del marchio «QUALITA’» è consentito con riguardo ai prodotti o categorie di prodotti agroalimentari che rispondano a criteri qualitativi definiti nei relativi disciplinari, con riferimento ai metodi di produzione, alle loro caratteristiche ed alla loro origine.

2. Rientrano nelle tipologie di prodotti di cui al comma 1, i prodotti finiti che:

a)       Siano realizzati da professionisti, artigiani ed imprese, iscritti alle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e aventi domicilio fiscale nel territorio dell’Unione Europea.

b)      Riportino la marcatura d’origine «Made in» relativa ad uno degli Stati membri dell’Unione Europea, in ottemperanza al codice doganale dell’Unione di cui al Regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo, del Consiglio del 9 ottobre 2013;

c)       Siano stati realizzati nel rispetto delle condizioni previste dal disciplinare di settore di cui all’articolo 3, comma 2, della presente legge.

3. Ove sussistano i requisiti indicati nel comma precedente, l’indicazione secondaria all’interno del marchio «QUALITA’» dell’origine del prodotto è consentita ove questo abbia subìto nel territorio del Paese membro dell’Unione Europea nel quale il professionista, l’artigiano o l’impresa ha il domicilio fiscale, coincidente con lo Stato membro dell’Unione Europea indicato nella marcatura d’origine “Made in”, almeno una operazione ulteriore e precedente l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ai sensi dell’articolo 60 del codice doganale dell’Unione di cui al Regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo, del Consiglio del 9 ottobre 2013.

 

Art. 3 - Uso del marchio

1. La proprietà del marchio di cui all’articolo 1 spetta allo Stato Italiano.

2. L’uso del marchio di cui all’articolo 1 avviene secondo modalità definite con apposito decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, d’intesa con il Ministro dell’economia, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. Con il medesimo decreto, sentite le associazioni di categoria interessate, considerate le denominazioni italiane già iscritte nel Registro delle denominazioni di origine protette, delle indicazioni geografiche protette e delle specialità tradizionali garantite ai sensi del Regolamento UE n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, sono stabiliti uno o più disciplinari di settore ai quali professionisti, artigiani ed imprese si attengono ai fini dell’uso del marchio di cui all’articolo 1, nonché i criteri e le modalità per l’esecuzione uniforme su tutto il territorio nazionale dei relativi controlli da effettuarsi da parte di una società di certificazione individuata in base a selezione con procedura ad evidenza pubblica indetta con decreto del Ministro dello sviluppo economico.

2. Possono utilizzare il marchio di cui all’articolo 1 le società di cui al Titolo V del Libro V del Codice Civile, le reti di imprese di cui all’articolo 3, comma 4-ter, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, le organizzazioni di produttori di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 102, e i consorzi e le società consortili, anche in forma cooperativa, costituiti da imprese, anche artigiane, facenti parte di specifiche filiere produttive, a valere sui prodotti agroalimentari che l’impresa realizza nel rispetto delle condizioni previste dell’articolo 2 della presente legge.

3. L’utilizzo del marchio può avvenire soltanto previa comunicazione al Ministero dello sviluppo economico, secondo le modalità stabilite dal decreto di cui al comma secondo del presente articolo, a cui consegue l’inserimento nell’albo di cui all’art. 6, comma terzo.

 

Art. 4 - Registrazione europea e internazionale

1. Il Ministero dello sviluppo economico provvede alla registrazione del marchio di cui all’articolo 1 in sede europea e internazionale presso l’apposito Ufficio di armonizzazione europea, ai fini della tutela internazionale del marchio in Stati terzi ai sensi del regolamento CE n. 207/2009 del Consiglio e del protocollo relativo alla intesa di Madrid concernente la registrazione internazionale dei marchi, firmato a Madrid il 27giugno 1989 e ratificato ai sensi della legge12 marzo 1996, n. 169.

 

Art. 5 - Riconoscibilità dei prodotti recanti il marchio

1. Ai fini della riconoscibilità e della tutela del marchio di cui all’articolo 1, il Ministro dello sviluppo economico prevede, mediante il decreto di cui all’articolo 3, comma 2, un sistema di etichettatura obbligatorio, adeguato a garantire l’originalità dei prodotti recanti il medesimo marchio.

2. Tale decreto determina la durata del periodo transitorio per l’adeguamento delle etichette, durante il quale i prodotti agroalimentari la cui etichetta non è conforme alle disposizioni della presente legge possono essere immessi sul mercato sino ad esaurimento.

 

Art. 6 - Promozione del marchio

1. Il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Ministero della pubblica istruzione, Ministero della Salute, ministero degli esteri, predispone, d’intesa con l’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, campagne annuali di promozione del marchio di cui all’articolo 1 nel territorio nazionale nonché sui principali mercati internazionali per il sostegno e la valorizzazione della produzione italiana di qualità e per la sensibilizzazione del pubblico ai fini della tutela del consumatore.

2. Entro il mese di febbraio di ogni anno l’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane trasmette al Parlamento una relazione scritta, riferita all'anno precedente, sulle attività di cui al comma 1 e sui risultati ottenuti.

2. Le imprese facenti parte di reti di imprese di cui all’articolo 3, comma 4-ter, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, e successive modificazioni, le organizzazioni di produttori di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 102, e i consorzi o società consortili, anche in forma cooperativa, costituiti da imprese, anche artigiane, facenti parte di specifiche filiere produttive, possono altresì concertare con il Ministero dello sviluppo economico azioni di promozione dei prodotti contrassegnati dal marchio di cui all’articolo 1 d’intesa con le Regioni, i Comuni e con le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura interessati.

3. È istituito presso il Ministero dello sviluppo economico l’albo dei professionisti, degli artigiani e delle imprese che utilizzano per uno o più prodotti il marchio di cui all’articolo 1. L’albo è accessibile nel sito internet del Ministero dello sviluppo economico.

 

Art. 7 – Controlli e sanzioni

1. Il Ministero dello sviluppo economico acquisisce notizie atte a verificare la sussistenza dei requisiti per l’utilizzo del marchio di cui all’articolo 1, segnalando eventuali ipotesi di indebito utilizzo, ai fini dei conseguenti accertamenti, secondo le modalità stabilite dal decreto di cui all’articolo 2, comma 1.

2. Nel caso in cui i controlli, le notizie o gli accertamenti di cui al comma 1 facciano emergere a carico del soggetto interessato violazioni nell’utilizzo del marchio di cui all’articolo 1 ovvero l’assenza o il venir meno dei requisiti per l’utilizzo del medesimo marchio, il Ministero dello sviluppo economico adotta tutte le misure necessarie ad impedire l’utilizzo del marchio.

3. Qualora ne abbia notizia, il Ministero dello sviluppo economico segnala all’autorità giudiziaria, per le iniziative di sua competenza, i casi di contraffazione e di uso abusivo del marchio di cui all’articolo 1. Si applicano altresì le disposizioni degli articoli 144 e seguenti del codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, e successive modificazioni.

4. Con il decreto di cui all’articolo 2, comma 1, sono altresì stabilite ulteriori sanzioni nel caso di uso fraudolento del marchio di cui all’articolo 1 ovvero di false o fallaci indicazioni ai sensi dell’articolo 4, comma 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni.

 

Art. 8 - Copertura finanziaria

1.       All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, si provvede a valere sulle risorse di cui all’articolo 4, comma 61, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni.

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